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domenica 15 gennaio 2017

Il giornale "La Stampa" pubblica oggi questo articolo su Marcello Pera

Il possibile ritorno di Marcello Pera, da presidente del Senato a sindaco di Lucca

Uno dei professori che nel ’94 stava al fianco di Silvio Berlusconi, potrebbe dire sì a chi gli ha proposto di scendere in campo come candidato nella sua citt
Pubblicato il 15/01/2017
Ultima modifica il 15/01/2017 alle ore 13:30
Da presidente del Senato a primo cittadino di Lucca. Fra qualche giorno Marcello Pera, uno dei professori che nel ’94 stava al fianco di Silvio Berlusconi, potrebbe sciogliere la riserva e dire sì a chi gli ha proposto di scendere in campo come candidato sindaco della sua città. Una ridiscesa in campo dalla porta di ingresso della sua cittadina toscana. Chi conosce Pera e lo sente ogni giorno rivela alla Stampa che il «professore» avrebbe preso in «seria» considerazione l’ipotesi della candidatura perché «ogniqualvolta faccio due passi per le vie del centro in tanti mi chiedono di candidarmi come sindaco». La sua popolarità, è il ragionamento che in queste ore si sta facendo fra i partiti del centrodestra, «supera il perimetro dei moderati e potrebbe investire anche fette di elettorato di sinistra».  

L’idea  
Ecco su quali basi starebbe nascendo l’ipotesi di puntare sull’ex presidente di Palazzo Madama. Il ritorno di Pera passa da un lungo letargo iniziato nel gennaio del 2013. A pochi giorni dalla chiusure delle liste Pera decide di congedarsi dalla politica: «Mi faccio da parte senza mendicare e senza rivendicare». In una intervista ad Ugo Magri sulla Stampa mette a verbale che era la fine di una stagione politica: «Esce di scena la prima generazione di Forza Italia, quella che aveva creduto di poter realizzare insieme a Berlusconi la rivoluzione liberale in questo paese». Un passo indietro definitivo che lo allontana dai palazzi della politica e dall’entourage del Cavaliere per più di due anni. Nel febbraio del 2016 al letargo si aggiunge l’addio alla Capitale e il ritorno nella sua casa di Lucca: «A Roma ho già dato, sono io che torno con le mie carabattole a Lucca». Gli studi di filosofia restano la grande passione, ma Pera non perde di vista la politica e, in particolare, «quel ragazzotto di Firenze che guida Palazzo Chigi». Sottovoce l’ex presidente del Senato inizia a pensare che «Renzi è il nuovo Berlusconi, l’unico in grado di realizzare la rivoluzione liberale».  

Il sostegno al Sì  
Ad agosto scorso Pera decide di scendere in campo per il Si al referendum costituzionale al fianco di un altro professore della prima stagione di Forza Italia, Giuliano Urbani: «Abbiamo fatto una riflessione: perché perdere questa occasione? Questa riforma non è peggiore da quella firma da Calderoli». È attivissimo in tutto lo stivale, si reca a Londra al Carlton Club per sponsorizzare le modifiche della costituzionali «perché la riforma sulla quale voteremo ha il pregio di eliminare il bicameralismo paritario». Il suo è un tour de force fino al 4 dicembre. Nelle settimane della campagna referendaria Pera partecipa ad alcune iniziative organizzate dal leader di Ala Denis Verdini a favore della riforma costituzionale. L’intenzione è quella di far nascere un polo dei liberali all’indomani della vittoria del Si. Padre nobile dell’operazione, appunto, lo stesso Pera. La debacle del 4 dicembre non impedisce Verdini, che stima l’intelligenza e la preparazione di Pera, di puntare sul professore per un ruolo di ministro nel governo Gentiloni.  

Nessun commento  
In quei giorni frenetici Pera non si scompone. I cronisti lo rincorrono, ma lui non proferisce verbo. Alla fine però il partito di Verdini resta fuori dell’esecutivo e Pera non rilascia alcuna dichiarazione, nonostante per un attimo si sia visto al ministero dell’istruzione. Eppure Palazzo Orsetti non è il dicastero di viale Trastevere. A Lucca in tanti puntano le fiches sull’ex presidente del Senato. Da Fi a Fratelli d’Italia, lo stato maggiore del centrodestra locale sarebbe pronto a convergere sul nome di Pera. Dubbioso soltanto il Carroccio «per il suo Si al referendum renziano». Mentre da Arcore il Cavaliere avrebbe fatto filtrare un messaggio per gli alleati: «Lì Marcello è stimatissimo, sarebbe la nostra carta vincente».