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sabato 15 ottobre 2016

L'On.le Angelini ha risposto ai fans del "sessismo" di maniera.

La risposta dell'On.le Piero Angelini sulla vicenda con l'Assessore Mammini.

Durante la riunione del Consiglio comunale di martedì scorso, l’assessore Mammini ha presentato la Variante per la “valorizzazione” dell’ex Oleificio Borella, che consiste, poi, nella sua “cementificazione”, con 50 nuovi appartamenti da 90 mq ciascuno, in un’area che il PS vigente destina ad attrezzature urbane.
Lo ha fatto, tuttavia, con una tale mancanza di serenità, con un’ esagitazione, che gli ha incrinato perfino la voce, con parole malevole contro chi si apprestava a contestarne la proposta, che sono stato indotto nel mio intervento a bollarne le parole scomposte come dettate da un impeto uscito dal suo interno, irrefrenabile e incontrollato, da un suo orgasmo interiore, non dalla razionalità del cervello.
Oggi Daniela Grossi, della Commissione pari opportunità, con una lettera firmata da decine di persone, chiamate alle armi in vista delle primarie, mi mette alla berlina per l’episodio, chiedendo le mie scuse, che non darò assolutamente, levandosi in pari tempo la soddisfazione di stigmatizzare il comportamento dell’odiato Presidente Garzella, che non mi avrebbe immediatamente interrotto e condannato.
Ai firmatari tutti, molti dei quali non hanno ascoltato neppure una parola del dibattito, sfugge sicuramente il fatto che non solo Garzella, ma nessuno dei consiglieri, neppure quelli che ora hanno firmato l’appello, ha ritenuto di dovermi censurare, tanto era chiaro a tutti, per il clima esacerbato costruito dall’intervento della Mammini, che le mie parole non avevano niente a che fare con il sesso, che richiede, nel bene e nel male, un clima sereno e gioioso.
Conosco lo stato d’animo attuale della Mammini, perché anch’io, nella mia vita, spesso, di fronte ad una prova difficile e decisiva, ho pensato e detto che la stavo affrontando con un certo orgasmo, senza che nessuno potesse equivocare; la parola orgasmo significa, infatti, a dispetto e ignoranza dei firmatari, anche “condizione di eccitamento psichico interno, di agitazione, di irrequietezza”, come si legge nel vocabolario di Tullio De Mauro, che cita la frase comune, usata nelle sue più diverse versioni: “i fans erano in o. per l’arrivo del loro idolo”; un significato della parola orgasmo, che proviene da lontano e che permane ancor oggi. Nel 1791, certo Domenico Anguillesi , pisano, scriveva, nel suo noto epistolario: “Nell’orgasmo in cui si trova oggi questa città per il felice arrivo dé R.R.Sovrani…”; ma anche in “Mezzogiorno di fuoco” di Fred Zinnemann, se non ricordo male, quando Grace Kelly si appresta a comprare un biglietto del treno per abbandonare il paese e il marito ( lo sceriffo Gary Cooper), prima dello scontro finale, l’addetto alla biglietteria le dice: ”capisco il vostro orgasmo…”.
Le mie parole non avevano, dunque, alcuna connotazione sessista, che proviene soltanto dalla testa sessista, debolezza del nostro tempo, delle persone e dei giornali che hanno voluto sollevare uno scandalo, destinato a finir nel ridicolo; a cominciare dall’assessore Mammini, che, nonostante la solidarietà che i firmatari ora le danno, trova legittime contestazioni da chi ritiene che il nuovo Piano strutturale sia stato da Lei portato avanti in un clima di divisione e di scontro, dettato appunto da un suo orgasmo interiore, che non è mai riuscito finora a frenare e che non promette nulla di buono.
Piero Angelini- Lucca, 15 ottobre 2016


Una importante Giornata di Studio su Bagni di Lucca


Acquedotto del Nottolini: tanto tonò che piovve..ro...alberi....!!!

Molte volte sono intervenuto sia pubblicamente che con lettere al Comune e alla Soprintendenza per denunciare il pericolo che correva l'acquedotto monumentale del Nottolini a causa di alberi enormi cresciuti sia sul terreno pubblico che su terreni privati e che minacciano la stabilità del Monumento.
Alcuni pioppi poi appoggiano pericolosamente le loro chiome sul camminamento alto, rischiando di travolgerlo, ma già hanno spostato la pendenza di alcune colonne.
Inoltre avendo gli alberi invaso la fossa demaniale di scolo delle acque, le stesse allagano la base del monumento contribuendo a mettere a rischio la stabilità dello stesso.
Ieri sotto l'impeto del vento e della pioggia è cascato uno di questi alberi, uno non molto grande, che però ha devastato il tetto di una costruzione adiacente l'acquedotto, bloccato la via pedonale che dal Tempietto porta alle sorgenti delle Parole d'Oro, scalfito una colonna dell'acquedotto.
E' andata bene che non vi sono stati altri danni questa volta....la prossima non so se saremo così fortunati.
Spero che il pericolo corso faccia muovere il culo al Sindaco Tambellini per intervenire a preservare uno dei monumenti più significati dell'ingegno dei nostri nonni.

francesco colucci


venerdì 14 ottobre 2016

Dario Fo: un saggio veritiero di Sallustri pubblicato su il Giornale.it

Dario fu

Fo è morto a 90 anni. Fu repubblichino, fu amico degli estremisti e tra i firmatari del manifesto contro Calabresi. E poi grillino. Ma ora tutti lo celebrano in pompa magna



Dario Fo, Dario fu. E non solo perché è morto ieri all'età di novant'anni. Dario Fo fu tante cose che ieri, oggi, domani e chissà per quanto ci saranno ricordate nelle celebrazioni di giornali e tv non senza retorica, conformismo e ipocrisia.
Tante, ma non tutte sicuramente saranno messe sullo stesso piano, per non turbare la memoria del premio Nobel giullare e non cadere in contraddizione con la storia dei celebranti, in primis sinistra e grillini. Con la stessa sfacciata irriverenza, cifra del dariofoismo, va ricordato che Dario Fo fu fascista, e non solo perché giovane durante il Ventennio. Dopo l'8 settembre poteva salire sui monti con i partigiani, ma lui aderisce alla Repubblica Sociale e quando marca male si defila e ricicla a sinistra. Passano gli anni, cresce cantando Bella Ciao e diventa il cantore del sessantottismo, simpatizza per la sinistra estrema e alcuni di quei gruppi sul filo della lotta armata. Fu tra i firmatari e portavoce del famoso manifesto degli intellettuali passato alla storia come la condanna a morte del commissario Calabresi.
Agli intellettuali, solo a quelli di sinistra, si perdona tutto. L'omicidio Calabresi avviene, quella rivoluzione fallisce dopo aver seminato sangue ovunque e Dario Fo, ovviamente, si defila e rilancia. Non più fascista, non più filo estremista, si dedica a tempo pieno all'impegno teatrale, inventa una lingua incomprensibile e una commedia, Mistero Buffo (un mix di populismo, comunismo e anticlericalismo) che gli aprirà la strada al Nobel del 1997.
La sinistra si appropria di questa buffa icona diventata intoccabile e lui non si sottrae all'abbraccio. Ricambia mettendosi per un ventennio alla testa dell'antiberlusconismo venerato come un Dio. È violento, volgare, arrogante. Solo la solita Fallaci osa scrivere di lui: «Un fascista nero diventato fascista rosso». Giorgio Bocca si limitò a definirlo uno che stava «nell'alone del terrorismo». Quando anche il partito post comunista si sfalda e il berlusconismo non è più il nemico assoluto da abbattere, Fo cambia ancora e, da buon cortigiano, passa a Grillo, suo nuovo e ultimo protettore. Dario Fo cantò la lotta di liberazione al potere servendo il potente di turno e accettando il Nobel, il premio più politicamente corretto del mondo, dalle mani di un Re e indossando lo smoking. Il mistero davvero buffo è come la sinistra, che oggi lo onora, sia caduta nella trappola di uno nato fascista e morto grillino.
Noi manteniamo il punto: Dario fu, amen.
 - Ven, 14/10/2016 - 15:25


giovedì 13 ottobre 2016

L'ASINONE: La democrazia "pelosa" del 5 Stelle

Dal Blog dell'Asinone, www.lasinone.blogspot.com, una satira garbata sulla democrazia interna dei Grillini.

In questi giorni gli iscritti certificati dei 5 Stelle, stanno votando sul nuovo regolamento e il non statuto (sic) predisposto dal "Leader Massimo" Dux supremo Grillo, che campa facendoci ridere nei teatri e.... non solo.
L'asinone legge su Repubblica it e il Giornale it, le dichiarazioni attribuiote a elementi di spicco dei grillini, con nome e cognome, che sembrano aver iniziato a vedere le storture di un sistema di potere e di governo che Grillo e la ditta Casaleggio hanno messo in piedi per continuare a tirannaggiare, loro soli, su i 5 Stelle.
Le questioni emerse sono:


  • Per la legge italiana, nelle votazioni delle associazioni non riconosciute come vogliono essere i 5 Stelle, per essere valide, devono esprimersi il 75% degli iscritti....ma solo Casaleggio sa quanti sono e chi sono e quindi solo gli inevitabili ricorsi alla Magistratura potranno dirci se tutto è stato regolare.
  • Grillo e Casaleggio dovrebbe dire pubblicamente ora quanti sono gli iscritti certificati che hanno diritto al voto e forse dovrebbe pubblicare i nomi, per un Movimento che ha fatto della trasparenza il suo credo, se no si comportano come tutti....anche gli iscritti della Massoneria sono giustamente riservati, non segreti. Grillo la critica ferocemente e poi si comporta uguale, anzi peggio perché gli iscritti alla Massoneria sono stati a suo tempo pubblicati.
  • Chi non ha ancora votato riceve inviti pubblici, da Grillo e dagli altri capoccioni, ma anche numerosi pressanti inviti privati, per e.mail, a votare. E forse stalking? 
  • Queste e.mail le può mandare solo Casaleggio, che ha gli indirizzi, un oppositore che volesse invitare gli iscritti a non votare per protesta non lo può fare.
  • Casaleggio, lui solo, vede in diretta chi ha votato e chi no e quindi ha da solo il controllo del voto e i nomi di chi ha deciso di non votare......saranno espulsi?? Chissà.
  • Nel regolamento in votazione c'è anche la "democratica norma" che si può cambiare il regolamento se si raccolgono 500.000 (si cinquecentomila) firme fra gli iscritti certificati. Ma se gli iscritti li conosce solo Casaleggio, solo lui lo può fare...gli altri come potrebbero farlo? E inoltre sembra che tutti gli scritti certificati siano assai meno di 500.000......quindi una norma che prende solo per il culo.....
  • Solo Casaleggio, sa chi è iscritto, come ha votato, se non ha votato. Tutti sono schedati e le schede sono nella mani di uno solo, nessun controllo. Neppure la "Buonanina" si è mai comportata così.
  • 5 Stelle, una  grande espressione di democrazia "pelosa": E' con questi metodi che vorrebbero governare l'Italia?...... Grazie no, abbiamo già dato......

martedì 11 ottobre 2016

Renzi a Il Giornale.it : la scissione della minoranza PD è ormai nei fatti.....

Renzi: "Vogliono la scissione, hanno già pronto anche il simbolo"

Lo sfogo del premier ai suoi: "Non vedete che hanno già pronto il logo per il No al referendum?". E ancora: "Se vogliono rompere si assumano le loro responsabilità"
Matteo Renzi non ha affatto gradito la prova muscolare della minoranza Pd. Ai suoi l'ha detto chiaro e tondo: "Non vedete che hanno già pronto il logo per il No al referendum?". Renzi lo ha fatto notare ai suoi sostenitori che lo spingevano a smussare gli angoli per trovare un'intesa con l'ala minoritaria del partito, venendo incontro ad alcune proposte. Il segretario non ha mandato giù la notizia del simbolo, perché può essere letta in questo modo: la scissione, ormai, è nei fatti. Anche se gli attori lo negano e continuano anche oggi a negarlo. Renzi ha ribadito il proprio disappunto nel suo discorso in direzione: "Mentre si facevano appelli all'unità c'era chi prevedeva il logo Democratici per il No". In serata, a lavori finiti, ai suoi ha detto: "Abbiamo mostrato che facciamo sul serio, adesso si assumeranno la responsabilità, se vogliono rompere. Io non posso bloccare il Paese per fare contento qualcuno della minoranza".
Alla direzione Renzi ha fatto la sua proposta: una commissione, formata anche da esponenti della minoranza dem, incaricata di sondare il campo delle forze politiche per arrivare ad una revisione il più possibile condivisa dell’Italicum. Il premier la mette sul tavolo per cercare di placare gli animi e ricompattare il partito. Arriva al punto di rimettere in discussione (almeno a parole) quelli che erano considerati tre pilastri della legge elettorale: doppio turno, premio di maggioranza ed elezione dei senatori. L'unica condizione che ha posto è quella di non sacrificare il dibattito sul referendum e la riforma della Costituzione sull’altare della legge elettorale: "La riforma costituzionale non è un giocattolo per addetti ai lavori - ha avvertito - è una partenza per il Paese e siamo disponibili a farci carico di ulteriori mediazioni, ma non siamo disponibili a bloccare un Paese".......(continua su il Giornale.it)......
estratto da un articolo di  su il Giornale.it dell' 11.10.2106

domenica 9 ottobre 2016

Dal giornale La Stampa, una disamina dei grillini....che assomiglia a quanto da noi pubblicato.

ROMA

Ritrovare l’unità interna, abbandonare i personalismi, fare quadrato. I Cinque stelle annuiscono silenziosi agli incessanti messaggi di pace di Beppe Grillo mentre una nuova guerra interna è alle porte. 

Il terreno dello scontro è l’approvazione delle modifiche al «Non statuto» e al regolamento. In sostanza, la “Costituzione” del Movimento e l’impianto di leggi che regola la vita all’interno del partito. Lo smantellamento del direttorio e l’istituzione dei probiviri, cui verrà affidato il compito di sancire le espulsioni, sono i due punti nevralgici intorno ai quali si consuma la feroce lotta pentastellata per il potere. 

«L’aspetto più triste è vedere fazioni (ormai non si sa più neppure quante siano esattamente) che si danno battaglia con frasi fatte e ripetute a pappagallo e uno stuolo di offese personali imbarazzanti - scrive la senatrice del M5S Elisa Bulgarelli su Facebook -. Se “serrare i ranghi” significa “pensiero unico”, si sbaglia direzione». E il sentimento di livore reciproco che da mesi infiamma il gruppo di parlamentari grillini, si riflette ormai anche nella base. Sotto il Vesuvio, tra gli attivisti espulsi e poi reintegrati dal tribunale di Napoli, si accende il focolaio più intenso del malcontento. L’obiettivo dichiarato dai ribelli partenopei è quello di ottenere da Grillo la convocazione della prima assemblea nazionale degli iscritti al Movimento, per evitare, spiegano, «l’ennesima scelta calata dall’alto, segno sempre più evidente di una forte deriva antidemocratica». Vogliono «offrire una via d’uscita dal cul-de-sac in cui Grillo si è infilato».

La rivolta dei Masanielli pentastellati raccoglie in meno di due giorni 500 iscritti al Movimento e si propaga rapidamente in tutta Italia, da Roma a Milano, da Lecce a Verona. 

«C’è il rischio che anche questo regolamento sia dichiarato illegittimo dal tribunale», mette in guardia Luca Capriello, avvocato e capofila degli attivisti napoletani in subbuglio. Il punto, spiega Capriello, è che «il regolamento contrasta con lo statuto. Perché se, per citare un singolo caso, nello statuto si sostiene che nel Movimento sono bandite le formazioni intermedie di qualsiasi natura, nel regolamento viene invece previsto un capo politico, dei probiviri e, prima di questo, era previsto un direttorio». La questione si snoda poi intorno alla votazione online. Per rendere legale il nuovo regolamento, è necessario il raggiungimento di un quorum fissato dalla legge a due terzi degli iscritti. Il problema è che un registro ufficiale degli iscritti non esiste. Solo la Casaleggio associati possiede il numero di account del blog. Nel 2012 si parlava di 130 mila iscritti. Oggi potrebbero essere più di 400 mila. L’alternativa ad un primo congresso di partito, difficilmente organizzabile, «sarebbe quella di resettare tutto: sciogliere le associazioni che si rifanno al Movimento cinque stelle e ricominciare da capo», spiegano gli attivisti. Anche ricorrendo a vie legali. Strada che non piace però a Federico Pizzarotti, che si defila: «I temi legalesi non mi appassionano».