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domenica 12 luglio 2015

l'On.le Piero Angelini sul nuovo Ospedale di Lucca

 L'Informatore Lucchese ha deciso di pubblicare l'intervento dato alla stampa dall'On.le Piero Angelini sul nuovo Ospedale di Lucca che spiega le molte incongruenze (sic) sull'appalto e la costruzione.
Un intervento documentato e preciso, di grande levatura, che serve a fare chiarezza su una opera quanto mai discussa, inutile, dispendiosa, con molti punti oscuri, le cui conseguenze appena iniziate ricadranno per decenni sulla collettività lucchese e tutto questo grazie alla protervia della Regione Toscana con il suo Presidente Rossi e la compiacenza del Comune di Lucca, che speriamo possa essere interrotta da un intervento assai tardivo, ma ora indispensabile e improcrastinabile del Sindaco Tambellini.

Conti d’oro. Gli esempi difficili del Mose dell’ Ospedale di Mestre con il ruolo centrale di Astaldi, avrebbe dovuto indurre , per quanto riguarda la costruzione dei quattro Ospedali ( Lucca, Pistoia, Prato, Massa) a particolare prudenza. Così non è stato, né per quanto riguarda i costi di costruzione, né per quelli di gestione; il tutto nella totale mancanza di trasparenza, dal momento che tutti i dati relativi a costruzione e gestione del S. Luca sono stati mantenuti dal SIOR ( l’Associazione delle quattro aziende sanitarie), riservati e segreti. Al Sindaco, ora Presidente della Conferenza dei sindaci, chiamata dalla legge regionale (art. 12, comma d, della L.R.40/2005), a  esaminare  ed esprimere  pareri “sugli atti di bilancio dell’azienda”, avevamo chiesto, nella riunione di Consiglio del 7 u.s.,  di fornirci i dati di costruzione e gestione contenuti nel PEF ( Piano economico Finanziario, approvato dal SIOR, con deliberazione n.95 del 17/11/2014, ma controfirmato e fatto proprio per l’Azienda sanitaria lucchese dall’allora Direttore Polimeni) . Il Sindaco ha parlato d’altro.
 Costo dell’opera. Il costo dell’opera è lievitato notevolmente dal primo piano finanziario, nel 2005 all’ultimo nel 2014, in misura non compatibile con la finanza di progetto, che , con un progetto da subito adeguato, dovrebbe evitare  le continue varianti in corso d’opera, causa dell’ aumento dei costi. Comunque, nell’Accordo di programma del 18/11/2005, sottoscritto anche dal Comune di Lucca, si prevedeva che il costo totale dell’opera fosse di 352,286 milioni ( 84, 706 per Lucca), finanziati per 169,111 milioni dallo Stato  ( ex art. 20, L.78?/1988: 41, 373 per Lucca), per 95,500 milioni da dismissioni Usl ( 23,00 per Lucca), 88,675 dai privati ( 20,333 per Lucca); la quota dei privati secondo la delibera del Consiglio regionale n. 202 del 23/12/2002, doveva essere limitata, “al 25% del fabbisogno finanziario”: un limite posto per evitare un aumento spropositato delle tariffe per i servizi, che nella finanza di progetto  servono a rimborsare  capitale ( e interessi) messo a disposizione dei privati.  Nella deliberazione del SIOR n.95 del 17/11/2014 che ha approvato definitivamente il  PEF per il progetto “Nuovi ospedali” si certifica che il maggior costo dell’intervento è di 375,598 milioni un costo più che raddoppiato, certamente un’anomalia per la finanza di progetto.
Cause dell’aumento dei costi.  Dopo la scelta difficile di Astaldi come “soggetto promotore”, il SIOR ( con del.15/03), ha portato avanti, sulla base tecnica e finanziaria del  progetto Astaldi, la gara di appalto ad evidenza pubblica; il progetto Astaldi, secondo il quadro economico e finanziario approvato dal  SIOR, con deliberazione n.24/05,  prevedeva un contributo pubblico  pari ad Euro 289.600.000 ( lievitato di 25 milioni rispetto ai valori dell’Accordo di programma di due anni prima), che, assommato agli 88.675.000 previsti come finanziamento dai privati,  ( che ricordiamolo non doveva superare il 25% del fabbisogno finanziario, avrebbe comportato un costo dell’opera di 378.275.999 ( per Lucca di 84.706.000: 41.373.000 dallo Stato, 23.000.000 dall’Asl), 20.333.000 dai privati). Messo il progetto a gara , è risultato vincitore ( dopo un’ulteriore procedura negoziata) il Consorzio Toscano Salute, con una offerta che prevedeva un contributo pubblico complessivo di euro 215.541.251: circa 74 milioni meno dell’Astaldi), che, assommato al contributo del privato di 88.675.000, permetteva di realizzare l’opera con 304.216.251.
E’ seguito  poi il diritto di prelazione da parte dell’Astaldi ( poi la società di gestione SA.T.), che è riuscito, con la compiacenza di SIOR,  a piegare l’appalto alle sue esigenze; in primo luogo per quanto riguarda la gestione del  parcheggio e dei servizi commerciali, gratuiti per l’offerta CTS, messi a tariffa illegittimamente dalla SA.T.; in secondo luogo, ritoccando i prezzi delle tariffe dei servizi dati al concessionario, assicurandosi così un aumento di circa 5 milioni annui ( moneta 2006); ma soprattutto, fermo restando il  contributo pubblico stabilito da  CTS, fissato in 215.541.251 Euro, è riuscito a farsi aumentare notevolmente e illegittimamente il contributo finanziario ( in violazione della delibera del Consiglio regionale 202 del 2002 ) che  è passato  dai precedenti 88,675 milioni a 193.918.736; con il risultato paradossale che il costo dell’opera, che all’inizio della gara ammontava a 378.275.999, nonostante il consistente ribasso di circa 74 milioni da parte del CTS,  si alzava, in seguito allo straordinario aumento del contributo del privato a di appalto, fino a toccare 421.892.828 euro; per quanto riguarda poi il contributo del privato, anche qui, come a Mestre, la SA.T. ( la società di gestione per i 4 ospedali  creata da Astaldi), nel 2012,  ha acceso un mutuo di  172 milioni, da rimborsare, insieme agli interessi, attraverso le tariffe dei servizi parasanitari a lei concessi, contribuendo all’affare miliardario, per quanto riguarda i mezzi propri,  con poco più 20 milioni di euro.
 Costi di gestione. Il raddoppio del contributo del privato ha determinato, evidentemente, un aumento consistente delle tariffe dei servizi da lui prestati; infatti la specificità del contratto di project financing consiste proprio nel fatto che la   restituzione del capitale erogato dal privato con i relativi interessi viene assicurata dai  ricavi proveniente dalle tariffe per i servizi concessi ( da chiarire, dunque, il perché, nel Quadro economico e finanziario del 2007,  su ricordato, si riporta al punto 5, quali costi dell’opera,  9.915.442,00 per “costi associati alla operazione di project financing”  e 23.190.201,00 per “oneri finanziari su project financing”, per un totale di 33.105.643 di Euro: cifre riportate per Lucca nella misura di   12.550.611.  Si tratta di rimborsi straordinari e anomali per le regole corrette della finanza di progetto, che è necessario chiarire).
Quanto ai ricavi assicurati alla SA.T. dal PEF 2014, essi ammontano alla stato attuale, per i servizi sanitari, a 50.055.281, in moneta 2006, pari dunque a poco più di 60 milioni all’anno; a 3.497.601 euro, sempre moneta 2006, per i servizi commerciali, pari dunque a circa 4.500.000;  il ricavo stimato nei 19 anni ammonta dunque a 1 miliardo e 200 milioni, che lieviterà gradualmente sulla base degli indici di rivalutazione chiesti  e ottenuti dalla SA.T.
Già nella Relazione dl dr.Bocchi, del 2011, da leggere attentamente, erano indicati gli aumenti rilevanti e generalizzati per tutti i servizi ( solo per la pulizia un modesto 8,79%,  dovuto però   “ alla diminuzione  dei mq delle superfici, che passano da 72.265 a 48.973”, dato da   ricordare per coloro che continuano ad affermare che i due ospedali hanno la stessa superficie); per il resto aumenti consistenti: del 25% per le opere civili, del 54% quella degli impianti tecnologici, del 20,46% la ristorazione degenza; lavanderia e guardaroba del 25%; ecc. ecc. Nella Relazione si accennava, però,  ai rischi che comportava  la scelta ulteriore di concedere a SA.T. un minimo garantito di prestazioni, per una serie di servizi (ristorazione degenti, mensa personale, lavanderia,   servizi strutture per la libera professione, sterilizzazione ferri chirurgici, smaltimento rifiuti) , proprio  scelta non proprio necessaria, che va a vantaggio soltanto del concessionario..
Una tale scelta comporta proprio, come si legge  nel Piano Economico Finanziario,  che , “qualora uno qualsiasi dei Servizi citati  non raggiungesse il rispettivo livello minimo garantito”, si  corrisponderà al concessionario,  oltre “al pagamento  del Servizi prestati”, anche “un importo addizionale”,  costituito dal costo delle “prestazioni mancanti per raggiungere il livello minimo”,   ridotto da un abbattimento contenuto tra il 5%, per la sterilizzazione dei ferri, al 10% per la ristorazione degenti.  Dunque, tutti  i servizi non erogati , sotto il minimo stabilito, si pagano, pur con un abbattimento irrisorio. Si pagano altrettanto, ma  in modo più salato, le prestazioni  eccedenti il minimo,  dal momento che il costo unitario di ciascuna prestazione viene maggiorato di una percentuale consistente, tra il 18 e il 20%. Preoccupanti le bugie del dr. Polimeni in proposito, di ipotizzare conguagli tra aziende o tra servizi, tutte smentite dal PEF, che fissa i minimi garantiti azienda per azienda e servizio per servizio.
E’ evidente, dunque, che Il Piano Economico Finanziario approvato dalle aziende sanitarie ha fatto un trattamento di favore al concessionario Astaldi, non solo per quanto riguarda i costi di costruzione, ma anche per quanto riguarda il costo delle prestazioni elargite, che, anche per la stessa Relazione Bocchi , sono giudicati talvolta sovrastimati ( in particolare per i pasti del personale, per le telerie in sala operatoria, per la composizione del Kit).
Si dovrebbe  cercare di fare chiarezza su questo punto e verificare se, come  è già successo a Mestre,  gli utili della SA.T. non siano sotto stimati; se le clausole sottoscritte non siano giugulatorie; e avviare, se del caso, una revisione del Piano Economico Finanziario, anche per motivi di pubblico interesse, come previsto dalla Convenzione, sottoscritta con la SA.T. da Sior e Aziende sanitarie. Per intento sarebbe doveroso utilizzare le opportunità date dal PEF, che prevede che il concessionario, dopo una anno di gestione ( scaduto il 18 maggio), presenti tutti i conti all’Azianda sanitaria per essere saldati, dall’acqua, alla luce, agli altri servizi di cui deve farsi carico l’azienda; e, per quanto riguarda i servizi parasanitari, dove è garantito un minimo,   emetta una doppia fattura, la prima  per “l’importo aggiuntivo” dei servizi non erogati, la seconda “per le prestazioni eccedenti”, aumentate naturalmente delle percentuali riportate, il tutto da pagare entro 30 giorni.
Noi sappiamo che l’aumento dei costi, di costruzione e di gestione, ha inciso e incide sulle risorse da destinare al servizio sanitario;  eliminare le tariffe giugulatorie, vuol dire risparmiare ed aver più risorse per i bisogni sanitari della gente. Il Consiglio comunale del 7 luglio u.s. era mirato proprio ad acquisire  dall’Azienda sanitaria lucchese e possibilmente dalla Regione, tramite il Sindaco Tambellini, ora Presidente della conferenza dei sindaci , tutti  dati e le conoscenze che ci permettano di proporre e fare le scelte giuste per la sanità lucchese, per i prossimi 20 anni.
Mancanza del permesso a costruire. Un’altra grave anomalia nella Costruzione dell’Ospedale S. Luca è il fatto, da me segnalato inutilmente  a Tambellini dal lontano maggio 2014, che l’opera è stata costruita senza un permesso a costruire. Infatti, la Conferenza dei servizi, convocata dal Direttore Tavanti, invece che dal Sindaco di Lucca, dopo la seconda riunione dell’8/08/2008, veniva conclusa con la delibera n. 566, del 13/08/2008,  dallo stesso Tavanti, il quale dichiarava non solo di ritenerla conclusa con esito favorevole, ma deduceva che  questa sua decisione equivalesse al rilascio del permesso a costruire per l’Ospedale ( una forzatura evidente perché  il progetto definitivo verrà approvato soltanto il 13/10/2008;  e, evidentemente, non si poteva dare alcun permesso a costruire in mancanza del progetto; la debolezza della decisione del dr. Tavanti è del resto messa in luce dal fatto, che per la varianti in corso d’opera , approvate successivamente dalla Conferenza dei servizi, è stato sempre richiesto al Comune il permesso a costruire: v.all.9) La Conferenza dei servizi, nel 2008, a norma della legge 241/1990, era stata istituita, però, non per annullare i poteri della amministrazioni, in particolare il permesso a costruire, ma per ridurne i tempo del rilascio; una tale posizione è sempre stata riconosciuta dalla Giurisprudenza; tra tutte da riportare  la sentenza del TAR Lombardia  Milano, Sez. VI, 9/01/2014, n.57, secondo cui “La determinazione conclusiva della conferenza dei servizi, anche se di tipo decisorio, ha pur sempre carattere endoprocedimentale ( cioè a dire atto interno, senza rilievo esterno) e presuppone quindi un successivo provvedimento finale”.
Nell’Amministrazione, comunque, c’era gente, come la dr. Del Porto,  che aveva constatato l’anomalia di una tale situazione e aveva chiesto a Sindaco e superiori di chiarire una tale delicata vicenda;  il geom. Barsotti, poi, aveva chiesto al Dirigente del settore se, in mancanza di permessi a costruire, non fosse opportuni interrompere l’intervento; il silenzio di Favilla, che non utilizzava uno strumento decisivo per fermare l’opera è la  prova della sua reale connivenza.
Va poi ricordato che la dr. Manzione, su mandato della Del Porto, aveva certificato, in data 12/08/2009, cioè dopo oltre un anno dal presunto rilascio del permesso a costruire, che non c’era stato nessun inizio dei lavori; e dunque, ammesso per assurdo che si convenisse ch-e la conferenza dei servizi avesse rilasciato il permesso a costruire, esso  sarebbe però  decaduto per decorso dei termini, come previsto dalla legge. Il fatto che l’Opera sia stata fatta senza il permesso a costruire e senza un controllo tecnico del Comune, unicamente su autorizzazione del dr. Tavanti e dell’Azienda sanitaria, ha comportato effetti negativi evidenti; ne cito soltanto 1. Nella Conferenza dei servizi il prof. Nardi, a nome dell’Autorità di bacino, aveva posto la condizione, accettata dalla Conferenza, che il progetto esecutivo facesse interventi sul canale del soccorso e sul reticolato idraulico. La SA.T. se ne era guardata bene. E’ Intervenuta in proposito soltanto dopo l’alluvione, facendosi pagare l’intervento, con una Variante in corso d’opera, di circa 2 milioni. Dirà il tempo, naturalmente, se la SA.T.  senza  controllo alcuno, abbia fatto un lavoro che regge all’usura del tempo.
 Conclusione - Tutto ciò premesso, poiché costruire un’opera, come l’Ospedale S. Luca, in assenza di permesso a costruire, costituisce una grave violazione di legge, sanzionata sia sul piano penale, che sul piano amministrativo e poiché una tale costruzione non può neppure beneficiare  dell’Accertamento di conformità, disciplinato dalle leggi dello Stato e della Regione, le quali, per rilasciare il permesso a costruire in sanatoria  prescrivono il rispetto del principio della “doppia conformità” e cioè che, a norma dell’art. 36, comma 1 del DPR 380/2001 ( Testo unico in materia edilizia) “l’intervento risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione dello stesso, sia al momento della presentazione della domanda” (il che non risulta presente), abbiamo diffidato il Sindaco, da oltre un anno, a compiere, nei confronti dell’Azienda Usl 2, anche per sottrarsi ad un giudizio di omissione, gli atti previsti e richiesti dall’art. 31, comma 2-5, del Testo Unico in materia edilizia ( cioè la confisca) e ad applicare, inoltre, le sanzioni  pecuniarie previste dalla legge e quantificate dalla determinazione n.198 dell’8/02/2010, che sono commisurate al valore venale del bene, realizzato senza permesso a costruire . Forti di un tale diritto nei confronti di Asl e Regione, potremmo, a mio avviso, trattare per Campo di Marte da posizioni di forza.