Translate

giovedì 29 gennaio 2015

TURISMO: da Mussolini a Prodi fino alla scempio di Uguccione Rossi

La più importante riforma del Turismo Nazionale avviene negli anni ’80, con la legge delega del Governo, per mettere ordine alla crescita tumultuosa del turismo e a agli enti che si ne occupavano. Fu però Mussolini ha dare negli anni ’30 una prima struttura moderna al Turismo. Infatti è nel 1935 che  il turismo viene assegnato al Ministero per la stampa e la propaganda e nel poi a quello della cultura popolare.  Sempre allora furono istituite le Stazioni di cura, gli Enti provinciali del Turismo, l’imposta di soggiorno, l’obbligo di denuncia per loro che alloggiavano nelle strutture ricettive, il contributo speciale di cura e fu imposto un prelievo sulle arti, professioni ed esercizi, che operavano nelle località dichiarate stazioni di cura, soggiorno e turismo onde finanziare gli enti che dovevano provvedere allo sviluppo del settore. Fu il V Governo Fanfani che fece approvare la legge quadro per il Turismo nel maggio 1983, che riordinava tutto il settore dando alle Regioni poteri di riforma degli enti esistenti per la creazione, fra l’altro delle APT. Alla fine degli anni ’80 la Regione Toscana istituiva le APT, come suoi organi sul territorio, determinava i poteri delle Provincie e dei Comuni, e disciplinava le strutture di accoglienza e le professioni turistiche. Le leggi della Toscana sul Turismo sono state più volte modificate nel corso degli ultimi 25 anni, così come le APT, che da organi regionali, sono passate, nel 2000, alle Province ed è stato creato un ente regionale del turismo, Toscana Promozione, per le grandi campagne di promozione regionale. Con l’infausta modifica della Costituzione sotto il Governo Prodi che assegna il Turismo alla esclusiva competenza delle Regioni (errore fatale che il Governo Renzi sta cercando di cancellare con una nuova modifica della Costituzione) nascono tutti gli attuali problemi del Turismo Italiano. Ogni Regione fa sue leggi sul turismo:  Classificazioni alberghiere una diversa dall’altra,  chi cancella le APT e chi ne fa dozzine, sparisce il Brand Italia, nascono iniziative fantasiose e costose della promozione, crescono come funghi i vari uffici delle regioni nei paesi esteri. La Regione Toscana non fa male sotto le Presidenze Chiti e Martini, ma tutto precipita con l’arrivo del nostro Uguccione Rossi. In pochi mesi tutto il comparto del turismo toscano viene devastato e sconvolto e tutt’ora vive in uno stato di abbandono, senza che mai sia venuta da Uguccione una proposta alternativa.  Vengono abolite le APT per concentrare, si dice, le risorse disponibili nell’ente regionale Toscana Promozione, che però pochi mesi dopo viene privato di quasi tutte le sue risorse, rimanendo a galleggiare per pagare gli stipendi al personale. Le competenze del Turismo, della Promozione, dell’accoglienza e della informazione sono allo sbando, non si sa più chi se ne debba occupare: Regione, Provincia, Comuni, Unione dei Comuni, Camera di Commercio, Promos, Consorzi, In pochi anni è sparito tutto. Nessuno vuol difendere il passato e se la struttura del turismo toscano era da cambiare, viva i riformatori. Ma oggi, a più di quattro anni del distruttivo intervento del nostro Uguccione sul Turismo, nulla si è costruito al loro posto: il vuoto assoluto, intellettuale e normativo. Fa disperare vedere scomparsa ogni forma di promozione turistica, di comunicazione, Uffici Informazione decimati, senza materiale cartaceo, con orari ridotti, tutto alla sbando, ma in compenso la Regione investe ora nella strada della Castagna, forse per sostituire Arte, Cultura, Terme, Storia, Mare, Montagna, Campagna della Toscana. Conclusioni:  il sistema del turismo che funzionava bene o male, ma funzionava, è stato affondato dal novello Schettino. Il sistema ha ancora disponibilità economiche rilevanti in mano ai Comuni, per gli introiti corposi della Tassa di Scopo sulle presenze turistiche. Quello che manca sono le buone politiche, le buone idee, le buone scelte, ma quelle non interessavano al nostro Uguccione, a lui interessava solo distruggere un comparto formato da piccoli imprenditori, che lavorano a testa bassa, ma che non si iscrivono alla CGIL.